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 Guglielmo Mignani racconta papà Michele: "Orgoglioso. Vittoria che ripaga i nostri sacrifici"

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MessaggioTitolo: Guglielmo Mignani racconta papà Michele: "Orgoglioso. Vittoria che ripaga i nostri sacrifici"   Guglielmo Mignani racconta papà Michele: "Orgoglioso. Vittoria che ripaga i nostri sacrifici" EmptyGio Apr 07, 2022 4:58 pm

Guglielmo Mignani racconta papà Michele: "Orgoglioso. Vittoria che ripaga i nostri sacrifici" 6c9c4a873d56f6938457a38ac77467e0-90611-129007decb5c3151db24189fa4ec9481

Sono i giorni di Michele Mignani. Uomo garbato, equilibrato, educato, che si è guadagnato sul campo la promozione e la meritata conferma in B. Un premio ai valori del tecnico ligure, che ha saputo rialzarsi negli anni, dopo che la fortuna gli aveva voltato più e più volte le spalle. E chi lo conosce bene assicura che non sono stati giorni facili. Il riscatto si chiama Bari, l’emozione è anche quella della sua famiglia. È intervenuto in esclusiva a TuttoBari.com il figlio Guglielmo, anch’egli calciatore al Lornano Badesse in D e con un passato proficuo anche al Siena, per raccontare in tutto e per tutto papà Michele.

Buongiorno Mignani. Come avete accolto a casa la notizia della conferma di Michele?

“Una gioia immensa, oltre che una bella soddisfazione. Dopo aver vinto il campionato, essere subito riconfermati non può che essere una grande emozione. Avrà, così, la possibilità di allenare in B. Io e lui abbiamo un bellissimo rapporto, ci sentiamo giornalmente. È chiaro che è contento, carico e non vede l’ora di iniziare”.

Cosa le ha raccontato di questi giorni di festa?

“Di un’emozione forte, allo stesso tempo una liberazione. Normale ci sia stata un po’ di commozione, che ripaga tutti i sacrifici che ha fatto. È stato lontano da casa per tanti anni, partendo da Olbia, rinunciando al rapporto quotidiano con la sua famiglia e le persone care. Anche quest’anno tra Bari e Siena la distanza è tanta. Ma la vittoria a Bari insegna che i sacrifici servono a qualcosa”.

Polito ha affermato che suo padre era quasi perplesso quando il direttore lo contattò la prima volta. È andata così?

“Assolutamente sì. Ricordo quando quest’estate, verso la metà di giugno, mi aveva detto di questa possibilità. Era abbastanza incredulo, convinto che sarebbe stato un semplice colloquio, come ne aveva fatti altri in quel momento. Pensava che una piazza come Bari avrebbe scelto un allenatore un po’ più navigato per la vittoria del campionato. Subito dopo però gli è stata offerta questa possibilità e direi che l’ha sfruttata al meglio”.

Che significato ha per la vita professionale di Michele questa stagione?

“L’occasione della vita. Non tutti i giorni ti capita una piazza così ambiziosa come Bari. I biancorossi venivano da due anni dove avevano speso tanto senza però riuscire a vincere. Quest’anno era ancora più complicato, perché non era facile. Insieme al direttore e gli uomini che ha avuto a disposizione è riuscito a condurre la barca in porto”.

Come ha scritto sui suoi Social, questo è anche un riscatto personale. Quanto sono stati difficili gli ultimi anni per suo padre?

“Quando si hanno delle difficoltà ci sono due strade: o piangersi addosso, o rialzarsi e migliorare. Ha vissuto una finale persa ai playoff con tantissime assenze, una Serie B rubata l’anno dopo perché si decise di fare un campionato a 19 squadre. A Siena l’abbiamo vissuto quasi come un furto. L’anno dopo, inevitabilmente, ci sono state tante difficoltà. Dopo l’anno a Siena è stato anche fermo a casa per quattro mesi, prima della chiamata del Modena. Con i canarini è arrivato quarto facendo 70 punti e uscendo poi ai playoff. Una beffa”.

Qual è il suo rapporto con Polito?

“Non conosco personalmente il direttore, ma da quello che mi racconta è un rapporto schietto e sincero, quasi complementare. Dove non arriva uno arriva l’altro. Un direttore come lui è un sogno, tutti gli allenatori lo vorrebbero avere. Soprattutto per come lavora quotidianamente”.

Quando parlavate le prime volte, avvertiva che Michele fosse fiducioso di come sarebbe andata a finire l’anno?

“Certo. Parliamo sempre della qualità della rosa e si era accorto fin da subito che 24 giocatori così non li aveva mai avuti. Mi raccontava delle difficoltà di dover decidere chi dover mandare in campo, perché tutti lo mettevano in difficoltà. Era triste nel non poter accontentare tutti settimanalmente. Mi ha sempre parlato bene del gruppo, composto da professionisti esemplari”.

Le sue doti da gestore sono diretta conseguenza del suo essere genitore?

“Fare il padre ritengo sia più difficile che fare il suo mestiere. Devi dare un’educazione ai tuoi figli, creare un buon rapporto. I figli gli cresci da zero e sono per sempre. Sono orgoglioso di essere suo figlio e portare il suo cognome. Lo ringrazio per l’educazione che mi ha impartito insieme a tutta la mia famiglia. Avere un rapporto così non è facile. Posso solo che ringraziare per aver trovato un padre così”.

Michele si interessa molto della sua vita calcistica?

“Noi ci sentiamo ogni giorno la sera dopo gli allenamenti. La prima parte della chiamata è sempre dedicata al mio calcio. Mi chiede come è andata la giornata, come vanno gli allenamenti. Cerca sempre di darmi consigli in base al momento. Mi rincuora, mi dice di non mollare mai quando non trovo grande spazio. La seconda parte è dedicata al Bari e anche io provo a rendermi utile”.

È un uomo equilibrato anche in famiglia?

“Certo. Come avete imparato a conoscerlo, non ha mai palesato sicurezza quando il Bari era con un ampio vantaggio, né ha mostrato preoccupazione nei momenti di difficoltà. È un uomo concentrato su ciò che deve fare e che difficilmente ha sbalzi d’umore”.

Le piacerebbe essere allenato da suo padre in futuro?

“No, non credo ce la farei e vederlo come allenatore (ride, n.d.r.). Resto sempre il suo primo tifoso. Ma è giusto che devo avere la mia vita professionale e lui la sua”.

Qual è il consiglio migliore che le ha dato?

“Potrei scrivere un libro su tutti i consigli che mi ha dato. Ritengo, però, che mi abbia da sempre insegnato a dire sempre la verità, essere una persona educata e a modo. Ho imparato da lui la sincerità e la schiettezza. Mi ripete sempre che nella vita tutto torna: il bene che fai lo ricevi e il male ti ritorna. Un concetto che vale nel calcio e soprattutto nella vita. Prima di essere un calciatore mi ha insegnato ad essere un uomo”.

E a parti inverse?

“Gli voglio dire di non essere troppo antico, ma di aggiornarsi e studiare sempre cose nuove. Il calcio va avanti e bisogna sempre stare al passo con le novità. Ascoltare sempre i consigli di chi gli vuole bene”.

Cosa augura a suo padre dopo questo meritato traguardo?

“Provare a essere protagonisti anche l’anno prossimo. Fare il meglio possibile, che non vuole dire vincere il campionato. Ma dare tutto. Ha tutto per farcela”.

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