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 Brescia, Cellino: "Gol di Aye regolare. Il Bari non andrà in serie A"

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MessaggioTitolo: Brescia, Cellino: "Gol di Aye regolare. Il Bari non andrà in serie A"    Brescia, Cellino: "Gol di Aye regolare. Il Bari non andrà in serie A"  EmptyLun Ott 03, 2022 10:55 pm

Brescia, Cellino: "Gol di Aye regolare. Il Bari non andrà in serie A"  Cellino_brescia_image

Massimo Cellino, presente alla celebrazione del primo anno di vita del Brescia Store di via X Giornate, è tornato a parlare con i giornalisti per analizzare la batosta subita a Bari dalle rondinelle. Non sono mancate tirate d’orecchie, ma tutto sommato con una certa serenità e lucidità. Stavolta più che uno sfogo sembra la ramanzina del padre di famiglia. Ma il messaggio c’è e nessuno potrà dire di non aver capito.

Presidente, come si riparte dopo Bari?

“Abbiamo fatto una bella figura di m… Un motivo ci sarà. Troppa pressione, troppe aspettative che hanno creato pressione nei calciatori e nell’allenatore. Si sono trovati così troppo delusi nel subire il primo gol e poi il secondo. Era talmente alta la tensione che avevano, che non sono riusciti a metabolizzare. Se ci avessero dato il gol di Ayè, che era regolare, saremmo rientrati negli spogliatoi con ancora delle speranze. Abbiamo preso 6 gol, vorrà dire che ci servirà per capire dove abbiamo sbagliato”.

E’ questa anche l’analisi di Clotet o è solo la sua?

“Lo conosco bene, ha sentito la pressione. La sentivamo tutti, stavamo facendo già discorsi in proiezione: se vinciamo a Bari e non vince la Reggina saremo primi da soli in classifica… Ogni volta che andiamo a fare queste partite e sentiamo questa pressione non giochiamo determinati perchè siamo una squadra in crescita, che rischia di subire i contraccolpi. Io però mi metto a ridere perchè guardo la squadra con cui stiamo giocando: Mangraviti terzino sinistro, Labojko centrale che l’anno scorso abbiamo mandato a giocare a Cipro. Non possiamo pretendere che ci sia un’evoluzione della squadra, con un gioco corto in trenta metri, la pressione alta e giocare con il trequartista e due punte; è più un modo di combattere la paura che sentirsi davvero pronti. L’intento di Clotet era dare un segnale, non avere paura, ma invece è un modo di ammettere di averla. E’ tutta una questione psicologica. Io sentivo che non avremmo fatto risultato a Bari perchè avevo letto troppa tensione nella squadra, è una questione psicologica…”.

Clotet alla vigilia si era detto però stimolato dal dover andare a giocare di fronte a quasi 30000 persone…

“Perchè deve rispondere alle domande che gli fate. Un allenatore è un uomo solo e deve esternare sicurezza anche quando non ce l’ha, è costretto a fare scelte difficili e la sua tensione diventa controproducente”.

Lei ha già un’idea della reale dimensione di questa squadra?

“No. Ve lo dirò a dicembre”.

Ottobre sarà un mese durissimo?

“No, non è vero. Ora ci aspettano le partite più facili. Ho scelto Clotet perchè è un allenatore innovativo. Molti allenatori o presidenti dopo una sconfitta come quella di Bari avrebbero mandato la squadra in ritiro tre giorni, lui gli ha dato un giorno in più di riposo. Se un allenatore non è anche psicologo non può fare l’allenatore. Pep legge nel cuore dei ragazzi e gli vuole forse anche troppo bene. Non sono preoccupato di questa sconfitta, anzi non vedevo l’ora. Io in B ho più paura del Sud Tirol con Bisoli alla guida che del Genoa. Ci sono squadre che hanno meno da perdere e giocano per il risultato, noi giochiamo per la bellezza del calcio, altri solo per non perderla”.

Come mai Bari-Brescia fa 25000 spettatori e Brescia-Benevento ne fa 7000 con i prezzi ribassati? E Brescia non è più piccola di Bari, anzi…

“Brescia deve maturare insieme a questa squadra. Ai tifosi non si può dare qualcosa e poi levargliela. I tifosi vengono da 90 anni di supplizi. Ho letto che il Brescia è la squadra che è retrocessa più volta dalla A alla B, questo fa andare allo stadio con la paura di perdere e non con l’entusiasmo di vincere. Appena va male una partita si vedono subito i fantasmi del passato. Io e Clotet dobbiamo essere molto realisti, per questo dico sempre che dobbiamo salvarci. Si può perdere una partita, ma il campionato resta lungo. Ci sono 20 squadre in B e tutte sono convinte di poter puntare alla promozione, altrimenti non ci si spiega perchè Perugia, Como, Benevento cambiano allenatore, il Cagliari lo sta per cambiare… Tutti vogliono andare in serie A, noi diciamo che non vogliamo andarci. Dire di voler vincere subito le prime partite ti fa cadere il mondo addosso appena perdi una partita. Noi dobbiamo pensare al lavoro e al nostro modo di giocare, non a vincere prima di avere un’identità. Se non pensiamo alla crescita non andremo mai in serie A”.

Quindi?

“Quindi i mediani facciano i mediani, gli attaccanti pensino a fare gol e non rompano i c… Basta con gli egoismi personali. Qualche piccolo egoismo personale c’è stato: qui c’è gente che pensa alla moglie che deve partorire, chi ha la mamma in Polonia o in Cecoslovacchia, chi ha lo zio che sta come sta, chi ha il contratto così piuttosto che cosà, quello che tira e non passa la palla, quello che passa e non tira. Gli egoismi personali portano brutti risultati. Io sono a disposizione di tutti, chi non gioca per la squadra è quello che non vince un c… Durante la settimana in sede c’era chi aveva la preoccupazione dello sciopero aereo e del rischio di non tornare da Bari. Mi sono arrabbiato e ho detto: “pensiamo a portare via anche solo un punto, che poi torniamo anche a piedi da Bari se serve”. Il problema non può essere l’aereo, allora vuol dire che non posso assentarmi nemmeno un’ora dalla sede (Cellino è rimasto fuori Brescia per una settimana e mezza a causa di problemi personali, ndr)”.

Concludendo?

“Il calcio è strano. Magari questa vittoria diventerà una maledizione per il Bari e non lo farà andare in serie A mentre aiuterà noi ad andarci”.

Vi siete incontrati con il sindaco in occasione dei festeggiamenti di questo Brescia store, cosa vi siete detti?

“Che gli voglio bene, ma non deve lasciarci soli. E’ venuto ai play off con il Perugia, non con il Monza… E che cavolo, non si fa così”.


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