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 Bari-Acireale, il doppio ex Santoruvo: "Dominio dei galletti netto, ma in C occhio ai dettagli. In Sicilia esperienza di vita"

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MessaggioTitolo: Bari-Acireale, il doppio ex Santoruvo: "Dominio dei galletti netto, ma in C occhio ai dettagli. In Sicilia esperienza di vita"   Bari-Acireale, il doppio ex Santoruvo: "Dominio dei galletti netto, ma in C occhio ai dettagli. In Sicilia esperienza di vita" EmptyGio Feb 21, 2019 1:52 pm

Bari-Acireale, il doppio ex Santoruvo: "Dominio dei galletti netto, ma in C occhio ai dettagli. In Sicilia esperienza di vita" 5fad52856f35cf5bbde4ae0b6376c099-83333-c39c66dc330f67ef3867dd8ea20cb41d

Tra gli ex di Bari-Acireale spicca Vincenzo Santoruvo. Nativo di Bitonto, l'ex attaccante ha indossato la maglia biancorossa dal 2004 al 2008 e quella granata nella stagione 1998/99. Per lui sarà una sorta di partita del cuore: i galletti sono stati la squadra per cui tifava e che poi ha difeso in campo nei difficili anni di Serie B del decennio scorso, la parentesi acese ha invece rappresentato una significativa esperienza di vita. Ecco cosa ha raccontato ai microfoni di tuttocalciopuglia.com.

Buongiorno signor Santoruvo. Bari vincente a Locri e Serie C ad un passo. E' fatta per davvero?

"Mi sembra abbastanza chiaro. Certo, nel calcio mai nulla va dato per scontato, ma i risultati sono evidenti e soprattutto l'organico superiore. Spiace non aver visto tutte le partite dei galletti quest'anno, ma penso sia allo stesso modo inutile dare troppa importanza al gioco. Quello che conta, soprattutto in queste categorie, è vincere. Ed il Bari lo sta facendo".

Cosa servirebbe, nel caso, in terza serie?

"Partiamo da un presupposto. Il livello della Serie C di vent'anni fa era di gran lunga superiore rispetto a quella attuale. C'erano giocatori importanti, nella vecchia terza serie diversi giocatori sono riusciti addirittura ad imporsi in Serie A. Basti pensare a Corona o Riganò, giusto volendo citare gli esempi più illustri. Il Bari, con l'organizzazione societaria che ha, avrebbe le carte in regola per fare un'altra grande cavalcata e stavolta verso la Serie B. Anzi, proprio per i motivi spiegati prima, ritengo che questa D sia più appassionante rispetto alla Lega Pro".

Come cambierebbe la squadra se fosse nei panni dei dirigenti biancorossi?

"Ci sono giocatori con la carta d'identità importante. Gli elementi da riconfermare non mancano, servirà una base importante da cui ripartire. E' impensabile, anche con una proprietà solida, cambiare venti giocatori a campionato. Di chi c'è attualmente, faccio fatica che qualcuno possa affermarsi in categorie superiori. Poi ci sono quelli di qualità ed altri che per motivi anagrafici, in una futura Serie B, non potrebbero essere incisivi come al solito. Penso ad esempio a Brienza. Per questo, secondo me, va individuata un'ossatura che possa essere importante almeno per un biennio. Anche perché fare la Serie C a Bari equivale un po' all'accettare una squadra che in Serie B ha l'obiettivo della semplice salvezza. E magari chi vorrà venire a giocare a Bari chiederà un contratto lungo proprio per tutti i motivi sin ora elencati".

Come finirà domenica al 'San Nicola' contro i siciliani?

"Se il Bari gioca sempre da Bari...non c'è storia per nessuno. Neppure per l'Acireale, con tutto il rispetto. Non ci sarebbe partita. Poi, è chiaro, la giornata storta o il momento no capitano a tutti. Un risultato diverso dalla vittoria corrisponde sempre ad un'eccezione".

Un anno intenso ad Acireale per lei, anche se sul campo sfortunato. Ma aver conosciuto un ex galletto come Catuzzi deve aver rappresentato una grande soddisfazione...

"Era la squadra appena comprata da Pulvirenti, poi presidente del Catania. Prese diversi giocatori importanti per la categoria, ma non riuscì a centrare la salvezza. Io giocai 14 partite, ma mi infortunai per la prima volta in carriera. Per me la Sicilia ha rappresentato più un'esperienza di vita che di campo, essendo stato giovanissimo in quel periodo. Ero giunto in prestito dalla Fidelis Andria. Catuzzi, però, è stata una persona straordinaria, un grandissimo allenatore. E soprattutto riservato, carismatico. Un grande lavoratore".

E poi il Bari arrivò davvero. Un segno del destino...

"Mai avrei pensato di poter indossare davvero la maglia del Bari. E' stato un sogno che è diventato realtà. Sono stato tifoso, andavo allo stadio. Non dimenticherò mai i gol nel derby contro il Lecce, sono stati tra i gol più belli della mia carriera. Impossibile dimenticare le vittorie al 'Via del Mare'. E poi, il gol contro la Juventus a Torino. Passammo in vantaggio dopo trentatré secondi, roba da non credere. Certo, con l'avvento di Conte mi sarebbe piaciuto rientrare nel gruppo che poi ha centrato la promozione. Dopo aver vissuto alcuni anni difficili con l'obiettivo per la salvezza, mi sarebbe piaciuto togliermi questa soddisfazione. Si sarebbe chiuso un cerchio dopo 4 anni e dopo aver tirato, come si suol dire, la carretta. Alla fine i risultati gli hanno dato comunque ragione".

Anche l'esonero di un certo Maran, probabilmente, fu un colpo duro da digerire...

"Fu un vero peccato, fummo protagonisti di un ottimo girone d'andata. Per me c'è stato tuttavia un episodio decisivo che, a lungo andare, ha generato quello che poi è successo. Durante un Bari-Napoli serale, col 'San Nicola' pieno, chiudemmo il primo tempo in svantaggio e senza brillare particolarmente. Il presidente Matarrese voleva scendere negli spogliatoio, voleva spronarci. Ed il mister non gradì particolarmente. Poi, tra gennaio e febbraio, una serie di risultati negativi furono fatali. Alla fine ci salvammo anche senza Maran, ma fu un campionato sofferto. A Rimini eravamo con tre piedi in C su quattro, ma mi tolsi la soddisfazione di segnare un gol pesante e poi ci ripetemmo contro l'Albinoleffe. Ipotecammo una salvezza, poi centrata contro la Juventus già promossa, quasi impensabile. Un sospiro di sollievo, secondo me. A volte lo scotto di una retrocessione si paga per anni. Molti giocatori di quella squadra non sono riusciti a restare a certi livelli. Direi che non è stata certamente una casualità. Io, nel bene o nel male, sono rimasto per un po' di tempo nel calcio che conta grazie al Frosinone".

Le piace il nuovo corso societario targato De Laurentiis?

"Ripartire da zero è stata la cosa migliore. Meglio poi considerando l'avvento di una società importante. La multiproprietà? Secondo me De Laurentiis punta ancora a vincere un ultimo trofeo con il Napoli, magari l'Europa League, con Ancelotti. Sembra un punto di non ritorno della sua avventura coi partenopei. Cosi, nel giro di due-tre anni, potrebbe pensare di dedicare le sue forze esclusivamente al Bari".


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