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 Ilgalletto.tv - Marco Simone: “Se bomberino Cornacchini vince a Bari fa felice anche me”

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MessaggioTitolo: Ilgalletto.tv - Marco Simone: “Se bomberino Cornacchini vince a Bari fa felice anche me”   Ven Dic 07, 2018 1:38 pm


Nella stagione 1991-1992, mentre dalle parti del San Nicola si passava rapidamente dall’euforia alla tribolazione col Bari di Platt, a Milano Giovanni Cornacchini viveva l’apice della sua carriera da calciatore con l’arrivo al Milan. Chiuso da campioni del calibro di Gullit e Van Basten, per l’attuale mister dei galletti quella con i rossoneri non fu una stagione particolarmente ricca di soddisfazioni sul campo, ma per lui rappresentò comunque un’esperienza straordinaria. Come racconta il suo ex compagno di squadra e di reparto dell’epoca, Marco Simone…

Ciao Marco, che giocatore era Cornacchini?

“Mi assomigliava in alcune caratteristiche, anche fisicamente, nonostante lui sia un po’ più basso di me. Un giocatore molto potente, molto rapido. Sicuramente molto più bravo di me dal punto di vista del gioco aereo perché nonostante fosse “piccoletto” aveva uno stacco straordinario, degno di un giocatore di un metro e novanta. Forse meno bravo tecnicamente rispetto a me, però lui era veramente un uomo da area di rigore, un attaccante che negli ultimi sedici metri era sempre determinante“.

Come viveva Cornacchini quello spogliatoio pieno di campioni?

“Lui penso che fosse anche sorpreso del suo arrivo al Milan perché in quel periodo non era semplice far parte di quella squadra: tanti campioni sia italiani che stranieri e, quindi, chi arrivava sicuramente veniva da una stagione importante (Cornacchini veniva da due stagioni al Piacenza con 38 gol in 63 presenze, n.d.r.). Però si è adattato bene, ha avuto pochi spazi perché non era facile trovare posto, ma credo che abbia vissuto benissimo questa esperienza“.

Personalmente che rapporto avevi con lui?

“Ottimo. Una persona straordinaria. Lui ha avuto un passaggio, prima di arrivare al Milan, in una squadra che io ho conosciuto, la Virescit Boccaleone. Nella stagione successiva alla mia partenza, giocò anche lui lì, facendo molto bene. Abbiamo quindi avuto delle esperienze che ci hanno accomunato. Avevamo un rapporto bellissimo: Cornacchini è una persona squisita, una di quelle come se ne trovano raramente nel mondo del calcio, corretta e onesta. Ho sempre avuto e continuo ad avere un pensiero di apprezzamento nei suoi confronti“.

Nella foto ufficiale di quella stagione al Milan sei seduto accanto a lui, non è solo un caso quindi…

“No, non era un caso, perché era un ragazzo fantastico. Poi come collega l’ho sempre apprezzato ancor prima che arrivasse al Milan. Era un giocatore che mi è sempre piaciuto e che mi ha ispirato per certe cose. Come attaccante in quel periodo era sicuramente uno dei migliori nel panorama italiano“.

E con giocatori come Van Basten e Gullit in che rapporti era?

“Anche con loro era in buoni rapporti. Era un gruppo molto sano: nonostante ci fossero tanti campioni, non c’erano giocatori con la puzza sotto al naso. Chiaro è che quando hai di fronte fenomeni come loro, essendo il nuovo arrivato hai sempre un po’ di soggezione“.

Ricordi un aneddoto dentro o fuori dal campo che riguarda Cornacchini?

“Non ce ne è uno particolare. Si scherzava molto. Entrambi siamo sempre stati giocherelloni“.

Aveva un soprannome?

“Il nano (ride, n.d.r.)“.

Da quanto tempo non vi sentite?

“L’ho rivisto un paio di anni fa a Coverciano in occasione della premiazione della panchina d’oro. Abbiamo parlato un po’ in quella circostanza“.

Ti ha sorpreso o te lo aspettavi che sarebbe diventato allenatore?

“Quando sei giocatore fai fatica a proiettarti in un altro mestiere. Quindi direi di no. Come non mi sarei mai aspettato che io avrei fatto l’allenatore. Anche se poi comunque è il lavoro che più ci avvicina al campo dopo aver smesso di giocare a calcio. Trasmettere il proprio messaggio non è mai semplice, perché i giocatori e le società cambiano e cambiano i rapporti. Quindi riuscire a fare l’allenatore non è così scontato, nonostante si abbia alle spalle una carriera importante e si sia vinto tanto. Anche perché ci sono tantissime altre variabili: società, ambiente…“.

Chi stai allenando ora?

“In questo momento sono fermo. Ho avuto l’ultima esperienza in una squadra di Serie A tunisina (il Club Africain, n.d.r.). Ho fatto più che altro panchine all’estero: ho allenato il Monaco, il Losanna, e  due squadre francesi di Serie B. Non ho mai allenato in Italia“.

Ti piacerebbe?

“Sì, mi piacerebbe. Magari in Puglia, visto che ho il sangue pugliese. Per questo sono contento che il Bari sia primo in classifica e stia andando bene. I miei genitori sono di Collepasso nel leccese. Ho ancora casa a Gallipoli, dove passo le vacanze. Sono nato a Milano e non ho mai vissuto in Puglia, ma è la mia seconda terra. Tifo tutte le squadre pugliesi e le seguo con molto interesse“.

Ricordi un tuo aneddoto da giocatore legato al Bari? Una partita, un gol…

“Posso dire di aver segnato contro tutte le big pugliesi: ho segnato sia contro il Lecce, sia contro il Foggia, sia contro il Bari. A Lecce, dove vincemmo, segnai su assist di Van Basten. Al Foggia feci una doppietta in quel famosissimo Foggia-Milan che finì 8 a 2 per il Milan. A Bari ho segnato il gol vittoria in una partita di Coppa Italia nella stagione ‘90/’91 finita 1-0 per il Milan“.

Che ne pensi in generale del Bari e della nuova proprietà?

“De Laurentiis ha fatto un’operazione straordinaria. Ha salvato una realtà importante: Bari rappresenta una parte della storia del calcio italiano. A Bari la nazionale Italiana ha giocato diverse partite e al San Nicola si è giocata anche la finale per il terzo e il quarto posto di Italia ’90. Secondo me De Laurentiis ci ha visto lungo perché resta una delle capitali del calcio del Sud“.

Trasformati per un attimo in giornalista e fai una domanda a Cornacchini.

“Non è semplice (ride n.d.r). Gli chiederei se c’è un allenatore, magari tra quelli un po’ meno conosciuti, che abbia lasciato in lui qualcosa di importante e che lo abbia ispirato per quello che è il suo lavoro oggi“.

Gli vuoi mandare un saluto?

“Un grande saluto al bomber. Perché io lo chiamavo così. Anche se era un “bomberino” per statura per me è sempre stato un bomber e una persona fantastica di cui ho un bellissimo ricordo. Prometto che verrò al San Nicola a vedere una partita. Tuttavia, siccome seguo il Bari e non vorrei mai che perdesse la prima partita proprio quando ci sono io allo stadio, aspetto che ne perda una e dopo vengo. Altrimenti ci vediamo alla festa promozione. Se Cornacchini vince a Bari farà contento anche me“.


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