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 CdM - Nessun patto con gli ultras: ecco la sfida vincente di Aurelio. A Napoli l'hanno capito, Bari si prepari

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GIAMEL

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MessaggioTitolo: CdM - Nessun patto con gli ultras: ecco la sfida vincente di Aurelio. A Napoli l'hanno capito, Bari si prepari   Sab Ago 04, 2018 2:20 am


Sin dal primo giorno Aurelio De Laurentiis a Napoli ha deciso di ignorare la frangia più esigente del tifo azzurro, ovvero gli ultras. Il produttore cinematografico, che ha preso il Napoli fallito dal tribunale nell’ormai lontano 2004, aveva tutta la convenienza a stringere accordi con gli ultras, a ingraziarsi la piazza ed invece non li ha mai riconosciuti come interlocutori. Le conseguenze? I giocatori del Napoli non sono più andati ospiti nei programmi sulle emittenti private più o meno vicine al tifo più acceso, né a feste e inaugurazioni, perché sono dipendenti del club. Non possono più regalare la propria immagine se non per rapporti con sponsor societari.

Inoltre, non ha più offerto ai tifosi corsie preferenziali per assicurarsi biglietti con i quali fare business: in questo modo gli ha tolto un potere non da poco. I tifosi più accesi, quelli dei settori popolari, sono così diventati autoreferenziali. De Laurentiis, pur apprezzando molte qualità dei sostenitori napoletani, si è tenuto a distanza da un certo modo di concepire il tifo. «Non sono allineati sulla nostra visione di un calcio universale e imprenditoriale». Spesso ha definito «rapace» la città di Napoli e proprio per questo ha fatto firmare ai suoi giocatori un modello comportamentale cui devono attenersi per evitare infiltrazioni malavitose. Ma, si sa, la corsa a stringere amicizia con l’idolo calcistico da parte di persone colluse con la malavita, a volte riesce a bypassare qualsiasi regola o modello.

Lo stesso calciatore fa fatica a capire chi sia il buono o il cattivo, ma di certo la società è sempre stata estranea: ha combattuto e combatte ogni tentativo di «sporcare» la sua immagine. Il De Laurentiis pensiero sugli ultras lo si evince dalle parole espresse in un’audizione resa l’anno scorso a Roma alla Commissione parlamentare Antimafia per chiarire i rapporti tra calcio, camorra e malavita organizzata. «Le società sono ostaggio negli stadi, non possiamo fare nulla, non si possono avere rapporti coi tifosi». E lui non ne ha mai avuti. De Laurentiis è stato capace di creare un modello virtuoso e ogni qual volta ha avuto sentore di qualche problema ha denunciato tutto alle autorità giudiziarie. Non scende a compromessi con nessuno. Il passato resta, ma non lo sente suo. I legami con gli ex calciatori, che pure hanno vinto scudetti e trofei con la maglia del Napoli, non sono una sua priorità. Tutti hanno bussato alla sua porta, anche ex procuratori.

Lui ha cortesemente risposto, ma non li ha mai accolti nella nuova famiglia, quella da lui creata nel 2004. Ha voluto al suo fianco Gianluca Grava, un simbolo del suo Napoli, a dirigere il settore giovanile, ma tutti gli altri, che pure si erano proposti, non hanno trovato spazio nella sua società. Alcuni di questi non fanno mai mancare il rancore verso il presidente. Spesso e volentieri, attraverso tv e radio napoletane, sono arrivate critiche e polemiche. Il produttore, però fa spallucce, ascolta il rumore dei nemici, memorizza e qualche tempo dopo sa come togliersi i sassolini dalle scarpe. Conosce bene chi gli rema contro e spesso non ha problemi a rispondere per le rime. In realtà preferisce farlo con i risultati sportivi che sono tutti dalla sua parte.

Pochi i legami con la città, anche se ha tanti amici e «colleghi» industriali che stimano il suo modo di fare impresa. L’albergo Vesuvio sul lungomare è la sua seconda casa. La società nominalmente ha la sua sede legale e amministrativa al centro, nello studio di un noto avvocato napoletano, quello che lo ha affiancato durante tutta l’operazione d’acquisizione del Napoli. Ma la sede operativa e a Roma, negli uffici della Filmauro. Lì si firmano contratti, si stringono accordi e definiscono le strategie di tutto il gruppo, con il fido amministratore Chiavelli, l’uomo dei contratti. A Roma ci sono stati tutti gli incontri con gli allenatori, da Benitez, passando per Sarri e finendo con Ancelotti. Il centro del potere è a via 24 Maggio. Lontano da Napoli e molto lontano da Bari, la sua ultima sfida. Non respinge i contatti con le istituzioni, purché siano costruttivi e soprattutto non cozzino con le sue idee innovative. Niente imposizioni, insomma, e soprattutto commistioni con il seppur glorioso passato sportivo. A Napoli ormai l’hanno capito, ma non metabolizzato. Bari si prepari ad accettare il suo modo di fare calcio.


https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/sport/18_agosto_03/nessun-patto-gli-ultras-sfida-vincente-aurelio-99078522-974f-11e8-81f6-7804b4cdae0d.shtml
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